La nostra Storia

tratto da “Raccontare Vimodrone” di A. Sozzani

La pieve di S Giuliano, fondata nel 550, serviva spiritualmente tutta la plaga di Cologno e Vimodrone con i suoi canonici che si spostavano, la domenica, tra cappelle e cascine per celebrarvi la santa messa e il vespro. Solo nella pieve, però, si poteva battezzare.

Il secoli XII segnava anche, nel contado, l’affermarsi di una nuova struttura sociale destinata ad avere sempre più potere: Il Comune Rurale, amministrato prima da un Decano (poi Console), da un Massaro e da un Saltaro. Questa parziale autonomia locale, favorì anche quella ecclesiastica, cioè delle pievi nei confronti della curia arcivescovile e delle cappelle nei confronti delle pievi, con preti propri, pagati dalla popolazione.
Nel catalogo delle canoniche redatto da Goffredo da Bussero nel 1288, S. Remigio di Vimodrone risulta essere sotto la giurisdizione della pieve di Gorgonzola.  Forse la pieve di S. Giuliano aveva persa la dignità plebana.

Il secolo XII segnava anche, nel contado, l’affermarsi di una nuova struttura sociale destinata ad avere sempre più potere: Il Comune Rurale, amministrato prima da un Decano (poi Console), da un Massaro e da un Saltaro. Questa parziale autonomia locale, favorì anche quella ecclesiastica, cioè delle pievi nei confronti della curia arcivescovile e delle cappelle nei confronti delle pievi, con preti propri, pagati dalla popolazione.

Nel catalogo delle canoniche redatto da Goffredo da Bussero nel 1288, S. Remigio di Vimodrone risulta essere sotto la giurisdizione della pieve di Gorgonzola. Forse la pieve di S. Giuliano aveva persa la dignità plebana.
Il censimento del 1398 noto come “notitia cleri Mediolanensis” rileva in Vimodrone anche la cappella di S. Maria, identificata con quella S. Maria Vetera abbattuta per ordine di S. Carlo Borromeo e così chiamata per distinguerla dalla “Nova” sorta nel frattempo al Pilastrello.
Una delle prime iniziative del cardinal Borromeo appena eletto (1564) fu quella di tassare tutte le rendite beneficiarie della Diocesi a favore dell’erigendo Seminario di Porta Orientale. Nell’elenco dei tassati figura anche la “rettoria de Vimodrono Jo. Ambrosio Balbo”. Non è specificato quali chiese comprendesse la rettoria di Vimodrone, non ancora parrocchia: sicuramente il Balbo celebrava in S. Remigio e in S. Maria Nova in quanto la Vetera era legata ad un chiericato e sicuramente in cattivo stato.
Nel 1566 e 1567 abbiamo due Visite pastorali di mons. Bernardino Cermenati. Nelle relazioni di queste Visite già si notano i segni premonitori di una autonomia ecclesiale parrocchiale, cosa che avverrà cinque anni dopo, con la Visita del cardinale Carlo Borromeo.
Il cippo posto in via Roma ricorda la data di questa Visita, 23 gennaio 1572, decisiva per la comunità vimodronese. Le condizioni poste affinché S. Remigio diventi parrocchia sono chiare. La popolazione si deve impegnare al mantenimento del parroco, della chiesa e della casa parrocchiale. La nuova parrocchia verrà dotata di beni e rendite della canonica di S. Giuliano ma i vimodronesi dovranno riconoscere ai canonici alcuni vecchi diritti. La comunità si dovrà far carico di restaurare e dotare di suppellettili la chiesa. Per tutto ciò si decise la convocazione di tutti i capifamiglia della parrocchia, che avvenne sulla pubblica piazza il 21 settembre 1577. Dopo l’esito positivo dell’assemblea vi fu l’incontro in arcivescovado del delegato dottor Casati con il Cardinale il 1° febbraio 1578. Dal 1° aprile la parrocchia ebbe piena autonomia e il 29 aprile 1578 il parroco Giovanni Boarotti amministrò il primo battesimo.
La conseguenza più rilevante del modo in cui si sono svolti questi fatti, conseguenza che si protrarrà fino agli ultimi decenni del XX secolo, è che, proprietario della chiesa e di ciò che in essa è contenuto, non sarà la diocesi ma la comunità civile di Vimodrone. Quindi tutte le opere di restauro e di mantenimento delle strutture murarie, per i seguenti quattro secoli, saranno a carico del Comune di Vimodrone: cosa che sarà causa di frequenti dissapori tra i parroci ed i sindaci che si sono succeduti.
Federico Borromeo, nella sua visita pastorale del 1610, decreta la costruzione della sacrestia e del campanile.
Nell’anno 1700 viene eretta, in località Gaggiolo, la chiesetta di S. Giuseppe, poi ricostruita nel 1775, di proprietà privata ma regolarmente officiata dal parroco di S. Giuliano.
IL 3 aprile 1753 avviene la visita pastorale del cardinale arcivescovo Pozzobonelli, parroco don Trigella, dalla quale  deriva una relazione accuratissima sulla nostra chiesa e sul suo stato, non buono. Il Cardinale ne caldeggia la ricostruzione. Don Perlasca (1773-1800) in accordo con il Comune, fa demolire chiesa e casa lasciando in piedi soltanto il campanile e comincia la ricostruzione tra mille difficoltà economiche, mentre il parroco è costretto a fare la spola tra   S. Maria Nova e S. Giuseppe al Gaggiolo per le celebrazioni.
Nel 1779 la nuova chiesa è terminata. A navata unica, con due altari laterali e il maggiore inserito in un’abside semicircolare. Stile tardo-barocco. Quattro bei pilastri sorreggono la cupola centrale. Il vecchio campanile risulta più basso della chiesa e gli abitanti delle cascine si lamentano di non udire più i rintocchi delle campane: verrà rialzato nel 1847.

L’avvenimento più importante di questo periodo, che ha radicalmente influito sulla vita parrocchiale degli ultimi due secoli, è stata la Donazione alla parrocchia di una Reliquia della Santa Croce da parte di una ex religiosa, suor Ignazia Prata, costretta allo stato laicale dalle riforme giuseppine e napoleoniche che hanno abolito grande parte dei conventi milanesi. Anche il monastero di S. Caterina alla Chiusa, in Porta Ticinese, dove stava suor Ignazia, venne soppresso e le suore mandate a casa. In quella chiesa era custodita la Relquia che la suora, con atto notarile, donò alla nostra parrocchia
In chiesa venne ricostruito uno dei due altari laterali dedicandolo alla Santa Croce e, da allora la festa principale della parrocchia divenne la prima domenica di maggio che cade dopo il giorno 3.
Nel 1934, il parroco don Giuseppe Cattaneo, scrivendo sul bollettino parrocchiale “Lo Svegliarino” pone il problema della inadeguatezza della chiesa all’aumento della popolazione. Se ne parla anche con il cardinale Ildefonso Schuster in visita pastorale nel 1936 e, tra le varie soluzioni, allungare l’edificio davanti o dietro sacrificando la piazza o l’oratorio, si opta per la costruzione di due grandi transetti laterali (arch. G. Barboglio). Preventivo 400.000 lire. Gli abitanti contribuiranno in base al censo.
Iniziano i lavori nel luglio 1938 ma le offerte stentano ad arrivare e don Cattaneo se ne lamenta. Alla fine dello stesso anno ammontano a lire 48.000.
Alla fine del 1939 la chiesa è finita nelle strutture ma è pagata solo per la metà. Comunque soddisfazione generale per la buona riuscita del lavoro.
Il cardinale Schuster, il 28 aprile 1941, riconsacra la chiesa, a guerra ormai inoltrata.
A metà degli anni ’50, don Giovanni Zoja, farà affrescare tutte le pareti interne con Storie della Santa Croce. Questo sacerdote, parroco dal 1953, avrà il grande merito e lungimiranza pastorale di costruire il nuovo Oratorio maschile in via Cadorna che verrà intitolato a papa Paolo VI.
Verso la fine del mandato di don Zoja (1976), la chiesa viene invasa da ponteggi perché alcune parti del soffitto minacciano di cadere. Questi ponteggi verranno tolti molti anni dopo dal parroco don Stefano Valtorta (1976-1986) il quale, dopo aver fondato l’Ente Chiesa, riscattata la proprietà dell’immobile che era ancora comunale, ne farà un restauro totale: tetto, pareti, altari, pavimento, tutto viene risistemato. Verranno eliminati gli affreschi degli anni ’50 e ripristinato l’aspetto decorativo della chiesa settecentesca, tenendo ben distinte le pareti dei transetti novecenteschi con un diverso colore. Il nuovo pavimento in serizzo grigio, farà risaltare il rosa antico delle pareti. Tutta l’area presbiteriale verrà ricostruita secondo i canoni conciliari, moderna, ma, con un’accurata scelta dei materiali, ben inserita nel preesistente.
Quest’ultimo lavoro verrà eseguito, all’inizio del suo mandato, da don Gaetano Sirtori (1986-2002) e verrà consacrato dal cardinale Dionigi Tettamanzi il5 ottobre 2003. Don Gaetano continuerà l’opera di ristrutturazione generale ponendo mano all’ex oratorio femminile, creando l’abitazione delle suore e un nuova sala teatro. Doterà la chiesa di un nuovo organo e restaurerà tutte le suppellettili (calici, relquiari, candelabri, croci processionali,quadri e stendardi). Acquisterà il primo dei quattro nuovi confessionali, moderni e confortevoli. Ultima sua opera il restauro della facciata.